Il concetto di PIL, e anche il modo di calcolarlo, si sono
perfezionati nel tempo a partire dalla sua nascita e, nel corso del
tempo, il PIL si è guadagnato una posizione di preminenza circa la sua
capacità di esprimere o simboleggiare il benessere di una collettività
nazionale. Ma non sono state risparmiate al PIL critiche molto dure,
anche a partire da un'epoca in cui il concetto non era così noto e
dominante.
« Non
possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow Jones
né i successi del Paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il PIL
comprende l'inquinamento dell’aria, la pubblicità delle sigarette, le
ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine del fine
settimana… Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza
per vendere prodotti violenti ai bambini. Cresce con la produzione di
napalm, missili e testate nucleari. Il PIL non tiene conto della salute
delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione e della gioia
dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra
poesia e la solidità dei valori familiari. Non tiene conto della
giustizia dei nostri tribunali, né dell'equità dei rapporti fra noi. Non
misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio né la nostra saggezza
né la nostra conoscenza né la nostra compassione. Misura tutto, eccetto
ciò che rende la vita degna di essere vissuta »