24/01/2012: Trivellazioni libere nelle aree protette di prossima istituzione
È una parziale marcia indietro, quella del governo sulle 'trivelle
libere' previste da una bozza del decreto liberalizzazioni circolata
giorni fa. Sono scomparsi gli articoli incriminati, che
prevedevano la possibilità di trivellare a 5 chilometri dalla costa
(anziché a 12), e non v'è traccia delle concessioni facili. In compenso,
fa discutere la norma che consente di cercare idrocarburi nei parchi
nazionali di prossima istituzione. Non hanno fatto in tempo
ad esultare, i comitati e le associazioni ambientaliste, che subito è
uscita la nuova magagna. Il primo ad accorgersene è stato il presidente
dei Verdi Angelo Bonelli: “La norma sulle trivellazioni libere
non è affatto scomparsa dal decreto sulle liberalizzazioni. Abbiamo
scoperto il trucco che consente di fare trivellazioni petrolifere anche
in 17 aree di straordinario pregio ambientale e che devono essere ancora
inserite nel decreto che contiene l'elenco delle Aree protette, perché
fanno parte dell'Elenco delle Aree Marine di prossima istituzione”. La norma incriminata è contenuta nell'articolo 17 del decreto, che emenda l'art.6 comma 17 del D.lgs. 3 aprile 2006 n.152.
La legge del 2006 prevedeva il divieto di svolgere attività di ricerca,
prospezione e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi all'interno
di tutte le aree protette (presenti e future). Il nuovo provvedimento inserisce questa precisazione: “nel caso di istituzione di nuova area protetta restano efficaci i titoli abilitativi già rilasciati
alla data di inserimento della stessa nell'elenco di cui al decreto 27
aprile 2010 e sue modifiche e integrazioni”. Ovvero limita la
definizione di aree protette a quelle individuate dal DM 27 aprile 2010
(IV Elenco ufficiale). Una prima ricerca compiuta dai Verdi ha individuato un elenco parziale di quali potrebbero essere le aree protette soggette a trivellazioni:
“1) Area marina protetta Costa del Piceno; 2) Area marina protetta
Isola di Gallinara; 3) Area marina protetta Arcipelago Toscano; 4) Area
marina protetta Costa del Monte Conero; 5) Area marina protetta Capo
Testa - Punta Falcone; 6) Area marina protetta Golfo di Orosei - Capo
Monte Santu; 7) Area marina protetta Isole Eolie; 8) Area marina
protetta Isola di Pantelleria; 9) Area marina protetta Penisola
Salentina; 10) Area marina protetta Pantani di Vindicari; 11) Area
marina protetta Arcipelago della Maddalena; Procedimenti in fase di
avvio: 12) Area marina protetta Monti dell'Uccellina - Formiche di
Grosseto - Foce dell'Ombrone Talamone; 13) Area marina protetta Costa di
Maratea (L. 394/91); 14) Area marina protetta Isola di Capri; 15) Area
marina protetta Isole Pontine; 16) Area marina protetta Monte di Scauri;
17) Area marina protetta Isola di San Pietro”. Tutte zone di enorme
pregio ambientale, che le trivellazioni rischierebbero di compromettere
per sempre. Il decreto, poi, si inserisce in una situazione già di per se drammatica, ben descritta dal dossier da poco pubblicato dal Wwf Milioni di regali – Italia: Far West delle Trivelle.
Secondo l'associazione ambientalista nel 2011 sono 82 le istanze di
permesso di ricerca di idrocarburi liquidi o gassosi in mare, mentre 204
sono quelle in terra. Permessi rilasciati spesso troppo facilmente
anche in zone di pregio ambientale e a fronte di una prospettiva di
estrazione limitata. E neanche a dire che lo stato
italiano ci guadagnerebbe chissà quanto. Nonostante tutti questi
permessi, infatti, i proventi per le casse pubbliche sono esigui: su 136
concessioni di coltivazione in terra di idrocarburi liquidi e gassosi
attive in Italia nel 2010, solo 21 hanno pagato le royalty alle
amministrazioni pubbliche italiane, su 70 coltivazioni a mare, le hanno
pagate solo in 28. Su 59 società che nel 2010 operano in Italia solo in 5
pagano le royalty. Si tratta di guadagno davvero irrilevante, se
confrontato con i danni causati all'ambiente, vero patrimonio nazionale
di valore inestimabile.
|